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HOME » La città | In giro per Medolla

ultima modifica: margherita lusetti07/08/2014

IN GIRO PER MEDOLLA

 

A SEGUITO DEI SISMI DEL MAGGIO 2012

MOLTI EDIFICI STORICI E RELIGIOSI DEL TERRITORIO

SONO STATI DANNEGGIATI

 

 

Il capoluogo
Chiesa parrocchiale


Nel centro di Medolla spicca la chiesa parrocchiale dedicata ai Santi Senesio e Teopompo, la cui festa cade il 21 maggio. Le prime notizie della chiesa si trovano in un atto notarile datato maggio 1197. Nel 1600 diversi documenti attestano che davanti all’edificio sorgeva un porticato. La chiesa subì nel corso degli anni continui rimaneggiamenti: ampliamenti e interventi di varia natura.
Nel corso del 1700, per esempio, furono eseguiti numerosi lavori in seguito ai quali “la chiesa fu riedificata sin quasi dai fondamenti”. L’attuale facciata fu costruita nel secolo XIX su disegno dell’architetto ducale Sola di Vignola. Nell’edificio, dall’interno sobrio ed essenziale, sono conservati un prezioso reliquario del XVI – XVII secolo, un crocifisso ligneo policromo e una tela del tardo 800 del pittore Fermo Forti, raffigurante il martirio dei santi Senesio e Teopompo. Il dipinto di oltre due metri di altezza, costò 400 lire italiane: 200 furono pagate all’atto della consegna (1880), le altre in due rate annuali.
Rilevante nel giardinetto davanti al Municipio la fontana, monumento in ricordo dei caduti. Sulla facciata del palazzo comunale spicca un bassorilievo con lo stemma di Medolla che ricalca l’antica torre del castello, posseduto dalla nobile famiglia dei Da Fredo. Lo stemma ha subito nel corso degli anni alcune variazioni prima di arrivare all’attuale, approvato dalla Consulta dell’Araldica Italiana.
Medolla potrebbe avere dato i natali al celebre letterato Alessandro Tassoni, autore della “Secchia rapita”. Secondo gli storici Gavioli e Malagoli, la maternità medollese del poeta è assodata: “la mamma – scrivono in “Medolla e il suo territorio comunale” – era una Pellicciari di Camurana e, quindi, non è da escludere che egli sia nato proprio qui: magari durante la villeggiatura estiva”.

Villafranca 
Villafranca


Le origini di Villafranca si perdono nell’enorme bosco della Saliceta, popolato da volpi, lupi e cinghiali, e che un tempo ricopriva buona parte della Bassa. Il nome della frazione appare per la prima volta in un documento del 1273, e pare che la sua origine sia da attribuire al fatto che la “Villa”, situata in un territorio ancora selvaggio, era da considerare luogo sicuro perché protetto dal Bosco che fu cancellato in un 
solo giorno, al termine della Seconda guerra mondiale, da oltre cinquemila braccianti affamati di terra. C’è chi sostiene invece che il toponimo Villafranca sia da attribuire al fatto che l’insediamento godeva di particolare privilegi in fatto di dazi e gabelle. La chiesa parrocchiale, dedicata a San Bartolomeo, esisteva già prima del Mille, inclusa tra le donazioni fatte all’Abbazia di Nonantola.
Sfortunata la storia del castello di proprietà della famiglia dei Buzzalini, che probabilmente sorgeva in località “L’Alta”. Il maniero fu distrutto una prima volta nel 1318 dal leggendario Rinaldo Bonaccolsi, detto il Dica Passarono. Riedificato, fu di nuovo raso al suolo da Malatesta dei Malatesti nel 1330. Ricostruito per la terza volta fu definitivamente distrutto all’inizio del XV secolo, negli anni in cui gli Estensi di Ferrara erano i signori incontrastati di gran parte della provincia di Modena. Nel 1579 la parrocchia di Villafranca fu assoggettata alla pieve di Camurana. 

Camurana
Chiesa di Camurana


La chiesa di Camurana è probabilmente una delle più antiche della Bassa modenese, tenuto conto che, come già affermato, esisteva già dal VI secolo. L’edificio fu intitolato all’evangelista San Luca a partire almeno dal 1439, come confermato da una carta dell’epoca. All’interno della chiesa si trova lo splendido organo costruito nel 1723 da Domenico Traeri. Nel 1950, sotto la cripta della chiesa furono scoperti i corpi di 12 ex parroci del luogo,sepolti e disposti in circoli come in un coro. Del castello di Camurana si sa molto poco. Viene citato in un documento dell’Archivio Abbazia di Nonantola del 
1058, anche se non si conosce né la sua esatta ubicazione, né il casato che lo possedeva. Nella frazione sorgeva poi il Convento della Beata Vergine delle Grazie detto della “Galeazza”.L’edificio, costruito nel 1493, ospitò i Carmelitani Scalzi della Congregazione Mantovana. Il Convento fu soppresso il 22 luglio del 1768 con un rogito redatto dal notaio Antonio Pedreshi. L’edificio e i suoi terreni furono poi venduti per 12.000 lire modenesi ad un sanfeliciano che nel giro di pochi anni lo fece radere al suolo, senza curarsi di conservare qualche memooria della sua esistenza. Le pietre del Convento furono acquistare dal parroco di San Giacomo Roncole e servirono per la costruzione dell’attuale campanile della chiesa.

Malcantone

Qui “allignavano ladri e briganti della peggiore specie” sostiene il “medollese” Alessandro Tassoni nella sua “Secchia rapita”. E fu forse proprio dalla cattiva fama dei suoi abitanti che Malcantone prese il nome. La località si trova sulla Strada Statale 468 che unisce Medolla a San Felice e fino al XVIII secolo fu probabilmente uno dei punti più fortificati dell’intera Bassa modenese. Malcantone fu a lungo di proprietà della famiglia Montecuccoli, originaria della montagna modenese, che vi eresse intorno al 1430 una importante corte di cui resta solo una splendida torre, in parte manomessa.
Chiesa di Montalbano.

Montalbano
 Montalbano


Zona franca e rifugio medievale di latitanti Montalbano ha goduto per lunghi anni dello status di territorio libero. Controversa l’origine della collinetta a forma di cono alta circa 8 metri e dal diametro di 50 metri, anticamente denominata “motta”. C’è chi sostiene che fosse una prestazione di vendetta posta ai confini delle terre dei Pico e degli Estensi. Secondo altri storici invece il rilievo era una ghiacciaia costru8ita per la conservazione delle carni, il cui commercio e4ra agevolato dall’assenza di dazi. Anche se non è da esculdere un’origine naturale della motta. Nel 1705 servì alle truppe franco-spagnole per cannoneggiare Mirandola. Di fronte alla collina si trova l’oratorio della Madonna della Ghiara costruito nel 1819 da Francesco Gavioli.

Villa Tosatti
Villa Tosatti

Per le antiche ville
Diciassette antiche ville padronali, quasi tutte risalenti al Cinque-seicento, spesso adagiate in grandi parchi. Da ammirare con occhi più curiosi, diversi da quelli della distratta quotidianità. Sono questi i tesori architettonici di Medolla che presenta un’invidiabile concentrazione di edifici carichi di storia da scoprire e riscoprire in itinerari alternativi che si snodano spesso per strade di campagna poco frequentate. Molte di queste residenze erano accompagnate da torri sorte per vari motivi, alcune sono state abbattute, come quella di Bruino, ma altre hanno resistito e sono arrivate sino ai giorni nostri. 

Cappelletta del Duca
Cappelletta del Duca


C’era una gelida nebbiolina la mattina del 16 novembre 1848, quando il Duca Francesco V si fermò con il suo seguito nei pressi dell’Osteria delle Tre Torri di Villafranca. Il Duca, intirizzito per il freddo, scese dalla sua carrozza e decise di sgranchirsi le gambe. Poco dopo sfuggì al goffo attentato del cavezzese Luigi Rizzati, un giovane studente in farmacia di idee mazziniane, che gli sparò mancandolo e che fu catturato da un nobile ufficiale del seguito, armato di “una vanga”. Il Duca decise allora di far costruire in quel punto un piccolo oratorio come ringraziamento per lo scampato pericolo: la “Cappelletta del Duca” che si trova sulla Statale 12. La sua costruzione non fu facile: ostacolata dalle difficoltà economiche del periodo si sa per certo che nel 1859 l’edificio non era ancora concluso né era stato benedetto. Anzi le finiture della “Cappelletta”, proprio per la scarsità di soldi, furono realizzate “in economia”. Il 13 maggio del 1898 il Consiglio comunale di Medolla cedette la Cappelletta al genio (l’attuale Anas) per farne un deposito di attrezzi.

Risultato
  • 3
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