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Prodotti tipici |
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Gastronomia |
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Medolla, a ben
vedere, non ha una specifica tradizione gastronomica,
ma in comune con gli altri paesi della Bassa ha le antiche
ricette che si tramandano di generazione in generazione.
Non c’è donna adulta in paese che non abbia
udito la propria nonna o madre affermare che il ragù deve
bollire pazientemente per ore, o che la pasta all’uovo
va tirata rigorosamente omogenea, oppure che le tagliatelle
devono essere tagliate sottili come capelli. |
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| Ecco, la pasta all’uovo tirata a mano, in diverse
forme dimensioni, è la regina della nostra tradizione culinaria.
Si va dai modesti quadretti ai più elaborati “strichetti”,
dalla delizia dei maccheroni pettinati, fino alla perfezione gastronomica
dei cappelletti di carne magari passando, meno gloriosamente ma non meno
ghiottamente, attraverso i “graten” con la zucca o i “maltagliati” coi
fagioli. |
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| Ciccioli frolli |
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| Cotechino |
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Ma non di sola
pasta si sostanzia la nostra tradizione culinaria. Ovviamente
c’è molto altro ancora. E lo sa chi, sul
far della sera, può avvertire nell’aria
l’odore allettante degli gnocchi
fritti, o chi non può che arrendersi all’offerta irresistibile
di un pezzo di ciccioli
frolli. Quelli veri e genuini
che durante la “pcaria” nei cortili delle
case coloniche vengono avvolti in un burazzo e strizzati
senza pietà per sgrondarli dal grasso eccessivo.
Quelli in cui i denti possono affondare dolcemente, oppure
trovare qualcosa di deliziosamente croccante e saporito
da sgranocchiare. Un cibo, micidiale, si dice, per via
del colesterolo, ma il suo sapore stuzzicante, unico,
inconfondibile ti cattura per la vita. La “pcaria” si
diceva. L’operazione antica e quasi rituale in
cui la carne di maiale viene sottoposta a diverse manipolazioni
che la trasformano in specialità saporite e durevoli
nel tempo. Prosciutto e salame, salsiccia, coppa, cotechino e insaccati vari finiscono sulla tavola dei Medollesi. |
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| Non si sarà mai abbastanza grati a questo animale
che nel corso dei secoli ha assicurato l’approvvigionamento di
carne a milioni di persone. E pensare che, in un documento del 1300 dell’Archivio
Storico di Modena, il maiale viene definito “animale sudicio e
immondo”. |
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La gente della
Bassa, tradizionalmente legata alla terra e mante dei
sapori forti e decisi, non vanta una ricca e raffinata
tradizione dolciaria. I nostri dolci sono pochi.
Le “ciacre” e i tortelli
fritti o al forno per carnevale, “al
balson” per la domenica e le altre feste comandate, i sughi
di uva nel periodo della vendemmia, e infine, i tradizionali pani del Natale, “i pan
da nadal” che quasi nessuno prepara più. |
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La un turbinio di lievito, farina,
e cruschello, di marmellate e fichi secchi, di castagne secche lessate,
uva passa, datteri e bambini che si impicciavano. I pani prendevano forma:
rotondi,scuri e, dopo la cottura, persino lucenti.
Ai cibi della tradizione si accoppia da sempre il Lambrusco,
in vino vivace, spiritoso, che mette allegria e non taglia le gambe.
Meno blasonato di tanti altri vini occupa, vedi un po’, il primo
posto nell’esportazione dei vini italiani negli Stati Uniti.
Dopo tutto quello che si è detto e ricordato si può allora capire
il Medollese di vecchio stampo che, messo di fronte al sapore delicato e dolciastro
di una costosissima aragosta, rimpiange il gusto pieno e stuzzicante di una calda
fetta di cotechino, non tanto perché quest’ultimo appaghi il suo
palato, quanto perché quel sapore quel sapore gli restituisce il passato
e la sicurezza delle proprie radici. |
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