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In giro per Medolla |
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| Chiesa parrocchiale |
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Il capoluogo |
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Nel centro di
Medolla spicca la chiesa parrocchiale dedicata ai Santi
Senesio e Teopompo, la cui festa cade il 21 maggio. Le
prime notizie della chiesa si trovano in un atto notarile
datato maggio 1197. Nel 1600 diversi documenti attestano
che davanti all’edificio sorgeva un porticato.
La chiesa subì nel corso degli anni continui rimaneggiamenti:
ampliamenti e interventi di varia natura.
Nel corso del
1700, per esempio, furono eseguiti |
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numerosi lavori in seguito ai quali
“la chiesa fu riedificata sin quasi dai fondamenti”. L’attuale facciata
fu costruita nel secolo XIX su disegno dell’architetto ducale Sola
di Vignola. Nell’edificio, dall’interno sobrio ed essenziale,
sono conservati un prezioso reliquario del XVI – XVII secolo, un
crocifisso ligneo policromo e una tela del tardo 800 del pittore
Fermo Forti, raffigurante il martirio dei santi Senesio e Teopompo.
Il dipinto
di oltre due metri di altezza, costò 400 lire italiane: 200 furono
pagate all’atto della consegna (1880), le altre in due rate annuali.
Rilevante nel giardinetto davanti al Municipio la fontana, monumento in ricordo
dei caduti. Sulla facciata del palazzo comunale
spicca un bassorilievo con lo stemma di Medolla che ricalca l’antica
torre del castello, posseduto dalla nobile famiglia dei Da Fredo.
Lo stemma ha subito nel corso degli anni alcune variazioni prima di arrivare
all’attuale, approvato dalla Consulta dell’Araldica Italiana.
Medolla potrebbe avere dato i natali al celebre letterato Alessandro
Tassoni, autore della “Secchia rapita”. Secondo gli storici
Gavioli e Malagoli, la maternità medollese del poeta è assodata: “la
mamma – scrivono in “Medolla e il suo territorio comunale” – era
una Pellicciari di Camurana e, quindi, non è da escludere che
egli sia nato proprio qui: magari durante la villeggiatura estiva”. |
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| Villafranca |
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Villafranca |
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Le origini di
Villafranca si perdono nell’enorme bosco della
Saliceta, popolato da volpi, lupi e cinghiali, e che
un tempo ricopriva buona parte della Bassa. Il nome della
frazione appare per la prima volta in un documento del
1273, e pare che la sua origine sia da attribuire al
fatto che la “Villa”, situata in un territorio
ancora selvaggio, era da considerare luogo sicuro perché protetto
dal Bosco che fu cancellato in un |
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solo
giorno, al termine della Seconda guerra mondiale, da oltre cinquemila
braccianti affamati di terra. C’è chi
sostiene invece che il toponimo Villafranca sia da attribuire
al fatto che l’insediamento godeva di particolare privilegi in
fatto di dazi e gabelle. La chiesa parrocchiale, dedicata
a San Bartolomeo, esisteva già prima
del Mille, inclusa tra le donazioni fatte all’Abbazia di Nonantola.
Sfortunata la storia del castello di proprietà della famiglia dei Buzzalini,
che probabilmente sorgeva in località “L’Alta”. Il maniero
fu distrutto una prima volta nel 1318 dal leggendario Rinaldo Bonaccolsi, detto
il Dica Passarono. Riedificato, fu di nuovo raso al suolo da Malatesta dei Malatesti
nel 1330. Ricostruito per la terza volta fu definitivamente distrutto all’inizio
del XV secolo, negli anni in cui gli Estensi di Ferrara erano i signori incontrastati
di gran parte della provincia di Modena. Nel 1579 la parrocchia di Villafranca
fu assoggettata alla pieve di Camurana. |
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| Chiesa di Camurana |
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Camurana |
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La chiesa di Camurana è probabilmente
una delle più antiche della Bassa modenese, tenuto
conto che, come già affermato, esisteva già dal
VI secolo. L’edificio fu intitolato all’evangelista
San Luca a partire almeno dal 1439, come confermato da
una carta dell’epoca. All’interno della chiesa
si trova lo splendido organo costruito nel 1723 da Domenico
Traeri. Nel 1950, sotto la cripta della chiesa furono
scoperti i corpi di 12 ex parroci del luogo,sepolti e
disposti in circoli come in un coro. Del castello di
Camurana si sa molto poco. Viene citato in un documento
dell’Archivio Abbazia di Nonantola del |
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| 1058, anche
se non si conosce né la sua esatta ubicazione,
né il casato che lo possedeva. Nella frazione
sorgeva poi il Convento della Beata Vergine delle Grazie
detto della “Galeazza”.L’edificio, costruito
nel 1493, ospitò i Carmelitani Scalzi della Congregazione Mantovana.
Il Convento fu soppresso il 22 luglio del 1768 con un rogito redatto
dal notaio Antonio Pedreshi. L’edificio e i suoi terreni furono
poi venduti per 12.000 lire modenesi ad un sanfeliciano che nel
giro di pochi anni lo fece radere al suolo, senza curarsi di conservare qualche
memooria della sua esistenza. Le pietre del Convento furono acquistare
dal parroco di San Giacomo Roncole e servirono per la costruzione
dell’attuale campanile della chiesa. |
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Malcantone |
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Qui “allignavano
ladri e briganti della peggiore specie” sostiene il “medollese” Alessandro
Tassoni nella sua “Secchia rapita”. E fu forse
proprio dalla cattiva fama dei suoi abitanti che Malcantone
prese il nome. La località si trova sulla Strada Statale
468 che unisce Medolla a San Felice e fino al XVIII secolo
fu probabilmente uno dei punti più fortificati dell’intera
Bassa modenese. Malcantone fu a lungo di proprietà della
famiglia Montecuccoli, originaria della montagna modenese,
che vi eresse intorno al 1430 una importante corte di cui resta
solo una splendida torre, in parte manomessa. |
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Montalbano |
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Zona franca e
rifugio medievale di latitanti Montalbano ha goduto per
lunghi anni dello status di territorio libero. Controversa
l’origine della collinetta a forma di cono alta
circa 8 metri e dal diametro di 50 metri, anticamente
denominata “motta”. C’è chi
sostiene che fosse una prestazione di vendetta posta
ai confini delle terre dei Pico e degli Estensi. Secondo
altri storici invece il rilievo era una ghiacciaia costru8ita
per la conservazione delle carni, il cui commercio e4ra
agevolato dall’assenza di dazi. Anche se non è da
esculdere un’origine naturale della motta. Nel
1705 servì alle truppe franco-spagnole per cannoneggiare
Mirandola. Di fronte alla collina si trova l’oratorio
della Madonna della Ghiara costruito nel 1819 da Francesco
Gavioli. |
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Per le antiche ville |
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Diciassette antiche
ville padronali, quasi tutte risalenti al Cinque-seicento,
spesso adagiate in grandi parchi.
Da ammirare con occhi più curiosi, diversi da quelli della distratta
quotidianità. Sono questi i tesori architettonici di Medolla che
presenta un’invidiabile concentrazione di edifici carichi di storia
da scoprire e riscoprire in itinerari alternativi che si snodano spesso
per strade di campagna poco frequentate. Molte di queste residenze erano
accompagnate da torri sorte per vari motivi, alcune sono state abbattute,
come quella di Bruino, ma altre hanno resistito e sono arrivate sino ai
giorni nostri. |
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Cappelletta del Duca |
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C’era una
gelida nebbiolina la mattina del 16 novembre 1848, quando
il Duca Francesco V si fermò con il suo seguito
nei pressi dell’Osteria delle Tre Torri di Villafranca.
Il Duca, intirizzito per il freddo, scese dalla sua carrozza
e decise di sgranchirsi le gambe. Poco dopo sfuggì al
goffo attentato del cavezzese Luigi Rizzati, un giovane
studente in farmacia di idee mazziniane, che gli sparò mancandolo
e che fu catturato da un nobile ufficiale del seguito,
armato di “una vanga”. Il Duca decise allora
di far costruire in quel punto un piccolo oratorio come
ringraziamento per lo scampato pericolo: la “Cappelletta
del Duca” che si trova sulla Statale 12. La sua
costruzione non fu facile: |
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| ostacolata dalle difficoltà economiche del periodo
si sa per certo che nel 1859 l’edificio non era ancora concluso
né era stato benedetto. Anzi le finiture della “Cappelletta”,
proprio per la scarsità di soldi, furono realizzate “in
economia”. Il 13 maggio del 1898 il Consiglio Comunale di Medolla
cedette la Cappelletta al genio (l’attuale Anas) per farne un deposito
di attrezzi. |
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